Dov'è Teregua
Albo dei Donatori
"La chiesa della comunità fra devozione e identità locale", di Massimo Della Misericordia
Invia e-mail all'Associazione Teregua

La chiesa di Teregua attraverso il tempo

La chiesa della Santissima Trinità si nasconde tra le case di una frazione del comune di Valfurva, chiamata Teregua (da inter aquas) per la sua soleggiata posizione sul conoide compreso tra i torrenti Frodolfo e Val d’Uzza.
Siamo in Alta Valtellina a 1430 metri di quota di fronte alle montagne dell’Ortles-Cevedale: in questo piccolo villaggio che oggi conta un centinaio di abitanti, all’inizio del XVI secolo tra il 1502 e il 1520 viene costruito un modesto edificio a navata unica circondato su tre lati da un minuscolo cimitero perimetrale.La chiesa della SS. Trinità di Teregua agli inizi degli anni '60
La sua dedicazione alla Santissima Trinità è insieme indice della grave crisi che la cattolicità sta vivendo dopo la rivolta di Lutero (1517) e del clima che precede la grande assise di Trento.
Il Concilio si apre nel 1545, giusto un anno prima che Vincenzo De Barberis porti a termine gli affreschi che decorano l’abside della chiesa: il tema della Trinità vi viene svolto con evidenti richiami all’iconografia bizantina del Pantocratore e dei Tetramorfi.
A Roma negli stessi anni Michelangelo sta lavorando alla Sistina; a Venezia Tiziano da tempo ha terminato la pala dell’Assunta in Santa Maria Gloriosa ai Frari.
Cresciuto nella cerchia di Bernardino Luini e dopo aver lavorato alla Sala dei Deputati della Fabbrica del Duomo, Vincenzo De Barberis si trasferisce in Valtellina dove lascia profonda traccia di sé a Morbegno, Campo Tartano, Talamona, Caiolo, Fusine, Torre Santa Maria Valmalenco, Sondrio, Teglio (Le storie dell’Eneide in Palazzo Besta), Stazzona, Mazzo e Grosotto.
A Teregua Vincenzo De Barberis si avvia a concludere la sua feconda stagione valtellinese che dura trent’anni dal 1521: in Alta Valle ha già affrescato sia la chiesetta dei Santi Pietro e Marcellino di Piatta in Valdisotto, sia probabilmente quella di Santa Lucia nell’omonima parrocchia sempre in Valdisotto.Santa Caterina, Madonna col Bambino e Santa Barbara
Nell’abside della chiesetta di Teregua il racconto pittorico del Nostro dominato dall’iconografia trinitaria e dai quattro Evangelisti, rende omaggio alla devozione popolare radicata nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine: Agata, Agnese, Lucia, Barbara e Caterina vergini martiri, compaiono vicino a San Giorgio, San Rocco, Sant’Antonio e San Nicola.
L’ancona lignea che sovrasta l’altare lasciando solo in parte intravedere le pitture retrostanti (Ecce Homo e Madonna del Latte), è opera di una delle botteghe di artisti tirolesi che illustrano con le loro sculture numerose chiese della Magnifica Terra di Bormio. Nel 1520 queste botteghe sono attive nel capoluogo (San Vitale), a San Gallo e a Cepina (Santa Maria Assunta): datano al 1538 le splendide ancone della chiesa dei Santi Lorenzo e Colombano di Oga.La SS. Trinità dell'ancona d'altare
E’ dunque ragionevole collocare nello stesso lasso di tempo anche il “Flügelaltar” di Teregua con la Trinità al centro, la Natività in predella, Gervasio e Protasio, i due martiri soldati compatroni della plebana di Bormio che figurano nel gonfalone di Milano dell’Arcimboldo, scolpiti sulle ali.
Stando a quanto scritto dal Sartori nel 1781 sullo “Stato dell’oratorio della Santissima Trinità di Teregua filiale della prepositurale di Forva” (Valfurva), la storia della nostra chiesa si fa subito drammatica: a saccheggiarla nel 1635 sono i Francesi e nel 1657 i Tedeschi.
Mancano i particolari di questi atti vandalici, che peraltro hanno verosimilmente risparmiato sia gli affreschi che l’ancona di cui si conosce un intervento restaurativo nel 1876.
Con il nuovo secolo arrivano gli anni della Grande Guerra e della linea del fronte che corre sulle creste sopra l’abitato di Teregua. La chiesa della Santissima Trinità diventa ricovero per la truppa: forse sono i genieri addetti alla costruzione della strada militare dell’Ables o forse sono gli alpini che a turno salgono a presidiare le trincee scavate a 3000 metri di altitudine.
Si cerca allora di proteggere le pitture di Vincenzo De Barberis chiudendo il coro con un tendone appeso all’arco trionfale e tentando in questo modo di limitare i guasti del fumo che esce dalle stufe accese per sopravvivere ai gelidi bivacchi invernali.
Dopo Vittorio Veneto, probabilmente utilizzando gli indennizzi per i danni di guerra, gli affreschi vengono sottoposti a una ridipintura che ne altera i colori originari.
Forse è proprio in coincidenza con questo intervento che il soffitto della navata prende l’aspetto di un cielo stellato su fondo azzurro.
Fin verso la metà del secolo scorso la chiesa di Teregua vive il suo momento di periodica notorietà grazie al rito primaverile delle Rogazioni, poi una quiete silenziosa sembra avvolgerla fino agli Anni Settanta quando per bloccare le infiltrazioni d’acqua dal tetto, si sostituisce la vecchia copertura in lamiera con la posa di un manto di beole.
Quasi in contemporanea viene demolita la parte del corridoio cimiteriale interessata dall’allargamento della sede stradale sul fianco destro dell’edificio.
Col passare del tempo le murature sono sempre più intaccate dall’umidità, mentre vistose crepe si aprono su vaste porzioni dell’intonaco.
Anche gli affreschi cominciano a essere aggrediti dai sali che salgono dal terreno e il precario stato di salute dell’intero edificio mette a rischio la conservazione di tutto l’apparato decorativo.
Appare chiaro che è assolutamente urgente intervenire per scongiurare la perdita del più importante patrimonio artistico della Valfurva.
Durante l’estate del 2004 la Trinità di Teregua, tra la sorpresa di molti, viene considerata “luogo del cuore” da 3142 persone che ne reclamano il salvamento.
La foto della piccola chiesa di Teregua che si è classificata al quarto posto nella graduatoria nazionale dei luoghi da salvare, il 24 febbraio 2005 compare sulle pagine del Corriere della Sera e de La Repubblica.
“Salvare” è appunto l’obiettivo che si prefigge l’Associazione Teregua nata il 25 ottobre 2005 allo scopo preciso di raccogliere i fondi necessari per il restauro integrale della chiesa della Santissima Trinità.


Le origini
La chiesa della comunità fra devozione e identità locale

Apri documentoContributo di Massimo Della Misericordia, ricercatore di Storia medievale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

 

[News] [Chi siamo] [La chiesa] [Immagini] [Progetto] [Rass. stampa] [Contatti]
Invia e-mail all'Associazione Teregua

ã 2005-2009 Associazione Teregua

iInvia e-mail all'Associazione Teregua